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5 goods motivi per tornare più spesso a La Gatta 

Siamo sempre in cerca di nuove pizze da assaggiare e nuovi pizzaioli da conoscere e approfittiamo di viaggi e trasferte – o li organizziamo appositamente – per andare a provare quella nuova pizzeria di cui ci hanno tanto parlato. Però così, a volte, capita di trascurare proprio la pizzeria dietro casa (o quasi) di cui si è già detto e scritto tanto. Noi, per esempio, mancavamo da un bel pezzo da La Gatta Mangiona, la pizzeria che Giancarlo Casa e Sergio Natali hanno aperto nell’ormai lontano 1999 a Monteverde cambiando per sempre la storia della pizza a Roma.

Furono loro i primi, infatti, a sperimentare uno stile di impasto  “metà romano metà napoletano”(oggi decisamente più vicino allo stile partenopeo, frutto di una costante evoluzione e tante prove su farine, maturazioni e cottura) e a introdurre l’uso di materie prime di qualità – ma pure una carta dei vini e, in seguito, delle birre artigianali che non aveva precedenti a Roma e forse neppure in Italia – in pizzeria. Negli anni seguenti molti si sono ispirati (anche trovando poi strade personali) al loro lavoro e Giancarlo, in particolar modo, è stato “mentore” di molti dei migliori pizzaioli che oggi abbiamo in città.

Insomma, qualche sera fa per diversi motivi abbiamo deciso di andare a cena proprio alla Gatta– così la chiamano gli habitué – approfittandone per fare anche una bella chiacchierata con Giancarlo e ne siamo uscite dicendo a noi stesse che varrebbe davvero la pena tornarci più spesso. Qui vi diciamo qualche motivo per cui dovreste farlo anche voi.

Fritti strepitosi

Tra quelli sempre in carta e gli “special” alla lavagna – insieme a bruschette e pizze di stagione – i fritti della Gatta sono davvero tra i migliori della città. L’altra sera ci siamo un po’ fatti prendere la mano e ne abbiamo assaggiati un bel po’, uno meglio dell’altro: dai croccanti carciofi frittitagliati sottili e passati in un mix di farina di riso e di grano ai filetti di baccalà da pucciare nell’hummus, passando per i calzoncelli ripieni con ricotta e prosciutto cotto per finire con le ottime crocchette di patate piccanti con mozzarella di bufala e con i supplì all’arrabbiatacon pomodori San Marzano, entrambi dalla lavagna. Questi ultimi, in particolare, ci hanno conquistate per la panatura sottile ma croccante e la texture cremosa del riso, cotto alla perfezione ma mantecato come fosse un risotto.

Un impasto in grandissima forma

Dopo tante prove, l’impasto della Gatta sembra aver trovato davvero il suo punto d’arrivo (ma naturalmente Giancarlo e i suoi pizzaioli potrebbero sempre stupirci). Cornicione piuttosto alto e soffice, molto leggero grazie alla notevole idratazione e ben asciugato da una cottura veloce a temperature elevate, si mangia che è un piacere dall’inizio alla fine. Considerando anche che da poco c’è stato un avvicendamento e il bravissimo Elio Santosuosso è stato sostituito da un nuovo pizzaiolo che affianca Mahmoud Gouda, il risultato è davvero notevole.

Condimenti super

Su questo avevamo pochi dubbi davvero, ma riassaggiare le pizze – classiche e nuove – della Gatta è stata una piacevolissima conferma. Se la Margherita – quella classica, con fiordilatte di Morolo, pomodoro, basilico e un pizzico di Parmigiano Reggiano, dalla pagina del menu interamente dedicata alla regina delle pizze con 7 varianti – era buonissima nella sua semplicità, le altre due erano davvero strepitose. Prima la Morolo, con fiordilatte di Morolo(sempre quello squisito, fatto a mano e a latte crudo, di Scarchilli), melanzane “finte fritte”(affettate non troppo sottili e fatte cuocere con abbondante olio, sale, pepe e peperoncino nel forno a legna mentre si scalda) e prosciutto crudo di Parma, nata quasi per caso una sera che Giancarlo aveva voglia di una pizza diversa dal solito per sé e ha provato la combinazione tra questi ingredienti: prova riuscita alla grande!
Poi la Romana, un altro grande classico che però, fatta con questi ingredienti, diventa un vero e proprio capolavoro: fiordilatte di Morolo, pacchetelle di pomodoro pelato dell’Agricola Paglione, filetti di acciughe spagnole (o siciliane, quelle di Balistreri) e profumato origano pugliese di Pomarius.

Champagne e pizza? Ci piace!

Ormai non è più una novità abbinare la pizza alle bollicine, anche francesi. Di solito però l’accoppiata è protagonista di eventi e serate mentre non è ancora facilissimo trovare in pizzeria una proposta non banale e nemmeno risicata di ottimi Champagne. Noi per esempio abbiamo bevuto un buon rosè da Meunier e Pinot Noir di Gaidoz-Forget, proprietaire-recoltantdella Montagna di Reims che si sposava bene sia con la Morolo sia con la Romana.

E per dessert… un Tiramisù da urlo

Confesso: non sono una grande amante dei dolci e – in pizzeria ancor più che al ristorante – preferisco mille volte di più un bis (o tris…) salato che un dessert. E dunque… non avevo mai provato il Tiramisù della Gatta, fatto come quasi tutti i dolci dalla moglie di Giancarlo. Errore, grandissimo errore!

di Luciana

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